Il trattamento dello shock cardiogeno
Lo shock cardiogeno è la complicanza più grave e più temuta dal Cardiologo pertanto rappresenta un’importante sfida terapeutica, resa sempre più avvincente grazie alle diverse opzioni di trattamento attualmente disponibili. Sabato 17 dicembre 2022, alle ore 08.30 in Aula A, un panel di esperti di eccezione cercherà di far luce su una questione così complessa ma allo stesso tempo affascinante, quale è la gestione terapeutica dello shock cardiogeno.
Epidemiologia, diagnosi e trattamento della malattia di Fabry
La malattia di Anderson–Fabry è una rara cardiomiopatia causata da accumulo lisosomiale dovuto alla carenza geneticamente determinata dell’enzima alfa-galattosidasi A. Questo porta all’accumulo di sfingolipidi, in particolare globotriaosilceramide (Gb3), nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo, con danni a livello renale, cardiaco e del sistema nervoso centrale tali da compromettere qualità̀ e aspettativa di vita.
Le conseguenze a medio-lungo termine del COVID-19 nel paziente dislipidemico e iperteso
L’infezione da SARS-CoV 2, meglio conosciuta come “COVID-19” ancora oggi gioca un ruolo da protagonista in quanto numerosi progressi sono stati fatti nell’ambito della comprensione e della gestione di tale condizione. Ciò di cui si parlerà, sono gli effetti che questa patologia lascia dietro di sé. Oltre alle già note comorbidità, come diabete o patologie neoplastiche, che predisponevano ad un decorso peggiore con un maggior rischio di ospedalizzazione, numerose evidenze sono emerse sull’aumentato rischio dei pazienti ipertesi e dislipidemici che contraggono l’infezione.
Terapie biologiche nelle dislipidemie
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un notevole progresso farmacologico nella battaglia contro le malattie aterosclerotiche. Il loro appropriato trattamento costituisce la base degli interventi di prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari. Numerose metanalisi e studi clinici randomizzati hanno infatti dimostrato come una riduzione dei livelli di C-LDL migliori l’outcome clinico del paziente in termini sia di mortalità che di morbilità per cause cardiovascolari.
Hot topics in tema di amiloidosi cardiaca
L’amiloidosi rappresenta una malattia sistemica a coinvolgimento multiorgano che richiede spesso una gestione multidisciplinare. Il coinvolgimento del tessuto cardiaco è legato al patologico processo di deposizione di proteine amiloidi nello spazio extracellulare del miocardio ed è un fattore determinante per la prognosi e le eventuali opzioni terapeutiche. Sfortunatamente, a causa del mancato sospetto da parte di molti clinici, questa malattia rimane spesso non diagnosticata.
Il trattamento precoce con SGLT2I come standard della terapia nel paziente con scompenso cardiaco
Negli ultimi anni, si è assistito ad una vera e propria esplosione di nuove classi di farmaci antidiabetici con meccanismi di azione molto diversi tra loro che hanno dimostrato di ridurre non solo la glicemia ma anche le gravi complicanze cardiovascolari e renali ad essa correlate. In particolar modo, una nuova classe farmacologica, le Gliflozine, inibitori del cotrasportatore SGLT2, hanno dimostrato di abbattere la progressione della nefropatia diabetica verso il grado più avanzato di insufficienza renale e nello stesso tempo di ridurre in maniera significativa il rischio di morte cardiovascolare e di ospedalizzazione nei pazienti affetti da scompenso cardiaco.